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Paolo Petruccioli, addio

Paolo Petruccioli all’età di 57 anni decide di far terminare la sua vita. Una vita ricca di soddisfazioni nel lavoro: è stato vicedirettore in diverse testate giornalistiche della Rai per  tanti anni. I suoi pensieri costanti verso la madre, la moglie e la figlia. Con il tragico gesto , forse, ha voluto dare un segnale, delle difficoltà e delle miserie umane che la vita gli aveva posto davanti e che gli è stato impossibile risolvere.

paolo petruccioliPaolo Petruccioli era una persona per bene. Questa frase, semplice, sintetizza bene l’uomo: onesto, intelligente e, non di rado, ricco di iniziativa. Era buono, di una bontà d’animo forte. Paolo con il suo carattere tranquillo e mite era amato da tutti. Non era invidioso, né cercava di scavalcare qualcuno. Non soffriva di gelosia. Guardava la sua meta e lavorava sodo per raggiungerla, nel lavoro, come nel privato. E lo faceva quasi senza farsi notare. Sempre in silenzio. Eppure, in questo suo silenzio riusciva a far emergere le sue doti di affidabilità e competenza. Forse anche per la simpatia che ispirava con quel suo modo serio e, al tempo stesso, un poco ironico di fare. Nella professione, se ne accorse subito Giorgio Cingoli, il suo primo direttore a Televideo, al punto che tutti lo ritenevano il suo pupillo. Cingoli, che apprezzava Paolo e da questi era ricambiato, forte delle doti di un grande direttore, per esperienza e umanità, aveva saputo cogliere le virtù di Paolo molto presto, affidandogli mansioni sempre più rilevanti.

Serio, mite, rigoroso e impegnato con forte dedizione al lavoro e verso quegli affetti familiari di cui spesso parlava con orgoglio e soddisfazione: la madre, da sempre; poi, in seguito, la moglie Antonella e la figlia Lucrezia, cui teneva in particolare. Erano il suo grande tesoro, cui non poteva rinunciare per nulla al mondo.

Eppure, alla fine, qualcosa lo ha spinto a rinunciare.

petruccioli 03Non sono stato tra gli amici più intimi, ma spesso ci scambiavamo confidenze importanti. Ho lavorato insieme a lui per tanti anni e ci siamo incontrati anche successivamente. Così, ho potuto apprezzarlo bene. Bene, come si apprezza una persona che dà fiducia. E, ora, il suo ricordo mi addolora. Tanto da essere molto scettico nel credere come sia potuta avvenire questa sua rinuncia alla vita terrena. Come e perché questo atto fulmineo che nulla lasciava prevedere. Il suo gesto non si improvvisa, si medita. Anche se avviene con un’improvvisa impennata dell’io, con un’inspiegabile uscita dalla relazione. Ma, ricordando Machiavelli, la morte è un’uscita da molti affanni e è la fine delle miserie umane. Forse, chissà che per lui non sia stato così.


La morte spaventa perché è la più grande delle cose terribili, perché è il cessare di esistere. E Paolo non era immune da questo sentimento timoroso. Ma la morte è anche la trasformazione per chi crede nel Signore, come credeva Paolo. E’ l’inizio di una nuova vita, quella vera, quella cui tutti sono destinati.

E Paolo lo sapeva.

petruccioli 02Tanto che alcuni filosofi ritengono che la morte non sia né felicità, né infelicità, ma semplicemente un fatto, un evento. Un evento del tutto particolare che segna soltanto l’inizio di quel percorso della vera vita, a tutti ignoto, ma importante per chi è sostenuto dalla fede.

E’ un accadimento che lascia un ricordo vivissimo e incancellabile. Lascia una riflessione a chi resta per ricordare davanti a un monumento, che, scrive Ugo Foscolo, è inutile ai morti, ma giova ai vivi, perché desta affetti virtuosi, lasciati in eredità dalla persona dabbene.

E Paolo era una persona dabbene, che farà ricordare i suoi pregi, i meriti e le virtù.

La sua morte l’ho appresa dai giornali. Un annuncio che ha intristito molti e che ha seguito di poco quello dell’angelo della morte, quando preannunciava all’amato Paolo l’arrivo di quella figura a forma di scheletro, armata di falce e intenta a mietere vittime.

A me piace ricordarlo seduto alla scrivania o in giro a passeggio nel centro, con quel suo particolare sorriso, che, spesso, aveva insieme a un ironia tutta particolare. Un sorriso abbastanza silenzioso, ma anche molto eloquente. Un sorriso ricco di vitalità, che lui ha voluto spegnere per sempre. Forse, per lasciare un ricordo forte, un segnale a quanti lo conoscevano delle difficoltà e delle miserie umane che la vita gli aveva posto innanzi.

 

 

 

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