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La leggenda di Tex Willer

Allora, quando uscì'  per la prima volta nel settembre del 1948, era in formato striscia, poi nel 1959 assunse il formato album che è quello che vive tuttora ai giorni nostri. Da Gianluigi al figlio Sergio Bonelli, con i disegni di Aurelio Galleppini: è la 'storia' del fumetto forse più famoso, quello di Tex Willer, che mantiene inalterato il suo fascino e il suo successo, se è vero che ad oggi  tira oltre duecentomila copie, oltre alle pubblicazioni speciali sino alla riedizione delle sue avventure nella “collezione storica a color”,’  in collaborazione con il gruppo editoriale ‘L’Espresso’.

   Della ‘storia’ di Tex si possono riempire pagine e pagine, scrivere libri, farne oggetto di qualsivoglia attività editoriali, televisive, on line per entrare nelle sue intime caratteristiche, nella sua ‘leggenda’. Ogni tanto però viene in mente qualcosa di più profondo, capace di attrarre chiunque voglia non solo distrarsi ma anche pensare; cominciando dal fatto che i protagonisti, gli episodi, i modi di vivere e di esprimersi, i tempi, i luoghi rimandano ad un mondo ormai scomparso, datato nei suoi stereotipi e nelle sue manifestazioni, ma sempre, inevitabilmente vivo. Si può anche sorridere o ironizzare su tanti momenti, ma si è sempre ‘accanto’ ai protagonisti: i’ buoni’ che vincono, identificati anzitutto nell’icona’ per eccellenza, che è quella di Tex, per continuare con i suoi i fedeli ‘pards’, il figlio Kit, l’amico Kit Carson e il fedele navajo Tiger Jack: nomi che anch’essi fanno la ‘storia’ di questa saga, si imprimono nella nostra memoria da decenni, rivelano uno spaccato del Far West che resta attuale anche oggi, in un mondo in cui si tende a divorare qualunque evento od esperienza.

 Non staremo qui ad addentrarci nelle descrizioni delle tante e tante avventure che ancora oggi ci spingono, contrassegnate da un brand imbattibile, ad apprezzare le gesta di questi personaggi che, senza porci troppe spiegazioni, suscitano tanta simpatia. Centinaia di album – siamo arrivati al numero 614 al dicembre 2011 – ci danno un’immagine accattivante delle loro gesta suggellate, perché no, da un linguaggio semplice ma incisivo con situazioni corredate anche da un’inesauribile fantasia e dall’esito scontato, ma pronto in ogni momento a coinvolgerci e non solo emotivamente. Da Tex Willer innanzitutto che, guarda caso, era originariamente un fuorilegge ma presto entra nel corpo dei ranger del Texas dove conosce Kit Carson ranger anche lui, per poi diventare anche il grande capo dei Navajos con il poderoso soprannome di Aquila della Notte – due uomini che più di tutti fanno ‘la storia’ di questo fumetto - al figlio di Tex (e della moglie indiana Lilith), Kit Willer, chiamato Piccolo Falco, fino a Tiger Jack, fratello di sangue di Tex, tutti impegnati a mostrare coraggio e abilità nella sempiterna lotta contro fuorilegge, banditi, gang di ogni genere, e poi contro capi e gregari di quelle tribù indiane  che seminano il male o il terrore, e ancora contro personaggi come Mefisto o Yama  dai poteri strani e financo paranormali, ci addentriamo in una serie di ritratti sempre accattivanti che stimolano la nostra curiosità  e ci portano a seguire trame, duelli, battaglie in un gioco che culmina nell’affermazione del potere del bene senza perdere nulla del piacere della lettura e della riproposizione di volta in volta di un nuovo appuntamento.

 Nondimeno, in questa varia ‘umanità, nella prorompente  ‘vivacità di vicende ed espressioni anche ripetute ma sempre amate, nel bailamme di avventure in un continuo scorrere di avvenimenti che esaltano sì le capacità di grandi attori ma ci riportano al tempo stesso all’interno di un mondo naiv e primitivo che ci regala il trionfo dei principi più sani, sta un po’ il segreto di questo che si definisce come fumetto ma che davvero è qualcosa di più e di speciale. Tex – uomo maturo ma ‘senza età’, ranger, cowboy, indiano, amico e solidale dei deboli, nemico dei poteri ‘forti’ ma capace di influenzare personaggi altolocati - combatte e vince, ‘tocca’ le nostre corde più subliminali ed ammiccanti, incrocia i nostri ‘desideri’, soddisfa certe nostre esigenze: ci appare allora quasi come l’interprete di una filosofia di vita sempre attuale e oggetto perenne di imitazione, una filosofia ‘inseguita’ nella sua pratica applicazione anche in un contesto esistenziale così diverso. Criticabile talvolta per metodi, modalità e iniziative non sempre ‘ortodossi’, ma vivida di sentimenti e di giuste ragioni al tempo stesso che se ci proiettano fuori dalle nostre realtà quotidiane, incidono positivamente – forse ‘magicamente’ – in un grande immaginario collettivo pronto ad  immedesimarsi nell’auspicato trionfo delle istanze di giustizia, di dignità, di solidarietà. Il tutto non in un quadro di scontato moralismo, ma come emblema di vita che – pur nell’agone fantastico -  abbatte ogni steccato di idealismo e di lontananza, proponendoci una rivisitazione di tanti aspetti della nostra vita che vorremmo così aderenti a modelli di comportamento basati sulla concretezza e sulla determinazione. 

 

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