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LA POLITICA

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Bipolarismo si o bipolarismo no?

La via verso il bipolarismo sembra tracciata e irreversibile, ma, finora, gli ostacoli sono stati tanti e l’hanno bloccata. Dopo l’accordo tra Berlusconi, precursore su questo punto, e Renzi, che, distaccandosi dalle posizioni vecchie del PD, ha trattato con il Cavaliere, torna la speranza che l’Italia possa avere contendenti importanti senza la miriade di piccoli partiti che, volenti o no, spesso hanno ostacolato molte riforme. Resta, però, il dilemma Grillo. Se tiene si va verso un quadro a tre.

La strada è tracciata, o quasi : sembra che l’accordo Renzi-Berlusconi, tenutosi presso la sede democratica di via del Nazareno, porterà alla nascista del bipolarismo in Italia. Se così sarà, verrà portato a compimento un progetto voluto sia dalla nuova classe dirigente democratica che dal centro-destra berlusconiano. Sempre che una tenuta di Grillo non porti a un tripolarismo. Ma lo scopo principale dell’accordo è eliminare i numerosi piccoli partiti.

La discussione politica nel nostro Paese verte da anni come il dilemma shakespeariano: << Bipolarismo o non bipolarismo?>>. E’ questo il problema. Un problema che si è posto la nuova classe dirigente italiana. Se volessimo ricostruire il tutto, immaginando di stare in un teatro inglese, potremmo riconoscere nei “dissidenti” e affini ( Rodotà e Zagrebelsky per fare qualche nome) il personaggio di Amleto. I dissensi, però, sono presenti anche nei due partiti che vogliono sancire il nuovo accordo: l’ex Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, non ha fatto mancare le sue preoccupazioni circa la nuova legge elettorale ( “ Il Parlamento dovrà correggere ancora qualche cosa (…) non è normale che i voti dei partiti della coalizione vengano di fatto annullati qualora questi non dovessero raggiungere la soglia di sbarramento”). I dubbi attanagliano anche significativi esponenti del centro-destra, in particolar modo la fronda facente capo al Ministro Alfano.
Metafore a parte, il dibattito è più che mai entrato nel vivo e le posizioni, come sempre, sono molteplici e complesse. Insomma, la politica sembra aver ritrovato lo spirito adatto per affrontare un tema alquanto scottante ma nello stesso tempo decisivo. I modelli ideali sono ovviamente gli Stati Uniti e l’Inghilterra dove il dibattito politico ruota intorno a due schieramenti: riformisti e conservatori. Ovviamente non si può liquidare questo dibattito con un secco “Si” o “No”; occorre analizzare i pro e i contro di questa riforma che sembra prendere più forma giorno dopo giorno.
Il diritto di rappresentanza è il principio intorno al quale si sono aggrappati i “dissidenti”, i quali vorrebbero che ogni movimento avesse voce in capitolo nei dibattiti parlamentari. Dall’altra parte, la spinta propulsiva di Renzi e dei suoi propone il superamento della logica micropartitica che a suo tempo impantanò il secondo Governo Prodi davanti alle “perle” di saggezza del Senatore Turigliatto, leader di un partito monocellulare.
Dunque appare molto più complesso il problema considerando che le due posizioni opposte rischiano di spaccare non solo l’opinione pubblica ma anche gli stessi partiti che oggi sostengono il nuovo Governo. All’interno del Partito Democratico si sono alzati cori critici nei confronti delle intenzioni riformatrici di Renzi, destinati ad accompagnarci nelle prossime settimane. Anche nelle file del centro-destra regnano posizioni divergenti, perciò lo strumento che verrà utilizzato dai rispettivi leader sarà sicuramente la mediazione.
La domanda che sorge spontanea è la seguente: a cosa porterà questa mediazione? Alla riforma bipolare o al mantenimento del pluripartitismo all’interno delle Istituzioni? E’ questa una delle tante patate bollenti che il Governo si è assunto l’onore e l’onere di affrontare. Le scelte, questo è certo, dovranno essere assunte in larga parte anche da quelle “creature” che oggi, anzi domani, rischiano di essere spazzate via dal vento della Terza Repubblica. E’ facile immaginare che nei partiti più grandi si possano creare duri scontri, minacce di scissione e quant’altro.
Ciò che più importa in questo momento è il destino dell’Italia che non può continuare a interpretare il ruolo della vittima sacrificale delle larghe intese, o peggio, del ricatto di singoli esponenti destinati a scomparire dalla scena politica nelle prossime tornate elettorali ( vedi Bertinotti e Mastella).
La politica italiana è dunque giunta ad un bivio e una delle strade, quanto prima, dovrà essere percorsa. Se i fratelli coltelli riusciranno a giungere ad un accordo largamente condiviso i nostri rappresentanti potranno recuperare credito tra i cittadini. Diversamente sarà come assistere al suicidio di Tosca.

 

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